Odalische e naturali tautologie
Credo che soltanto procedere con naturalezza ci possa aiutare a comprendere il nostro posto nell'ordine delle cose.
Come le forme ramificate dei coralli esprimono l'attività dei minuscoli polipi che li abitano, le nostre azioni determinano opere che ci rivelano a noi stessi. "Come" è il punto, questo ci indica l'arte, il "Metodo del fare".
Il "Metodo" di cui parlo non è un'idea o una filosofia, ma il dettato misterioso che condividiamo con tutto il resto di cui siamo parte. Un maestro Zen potrebbe dire che è necessario "agire con naturalezza", concetto profondo quanto inafferrabile che, dal mio punto di vista di scultore, si esprime, più che altrove, nel lavoro di formatura dell'argilla. Qui è importante agire con gesti semplici, mutuati dall'esperienza dell'artigiano più che dallo spirito dell'artista. Infatti, lavorare con naturalezza non significa imporre alla materia le misure dello scultore, ma assecondarne le caratteristiche, estraendone forme che con la loro qualità evidenzino una reciproca appartenenza. In molti anni di praticantato, ho appreso pochi, semplici gesti, adatti al carattere dell'argilla; da qui le forme, altrettanto semplici, derivate dall'esperienza millenaria di modelli di vasai. Usando la tecnica del colombino per olle di grandi dimensioni, costruisco opere che assumono il loro aspetto via, via, salendo dal basso. Ho scoperto così che il mio metodo è un cerchio.
Il cerchio è una metafora, rappresenta il cammino del sapere: per quanto mi illuda di procedere allontanandomi dal cerchio lungo una via tangente così da cogliere, nella sua interezza, il percorso svolto, non riesco a sfuggire alla forza centripeta di una ragione che riconduce sempre quasi esattamente al punto di partenza. "Quasi": qui una "divina" ironia beffa l'umana speranza di conoscenza.
In questa incertezza mi pare di afferrare un inizio, l'origine stessa, il primo differenziarsi della molteplicità: quindi l'io, il noi, il nostro agire, la ricerca dei perché, del modo e l'origine, ancora!
Soltanto ipotetiche variazioni, incerte oscillazioni, dubbie asimmetrie si svolgono nel tempo di modellare una nuova "Odalisca". È seducente constatare come questa piccola formula della tautologia incerta con la sua costante ironica, condotta da umile lavoro, volta su volta, porti a forme sempre simili fra loro, eppure altrettanto uniche e sorprendenti.
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